Lepre sulla via del ritorno


Immagine realizzata con fotocamera Nikon D300 e ottica Nikkor AF 70-200 G VR F/2.8 nelle campagne nei pressi di Modena. © Roberto Carnevali

Stavo rientrando a casa dopo una sessione fotografica di due d’ore, in cui avevo documentato il paesaggio palustre. Camminavo sul sentiero dell’argine maestro del fiume Secchia (Mo), e avevo al collo la reflex con montato il 12-24 con polarizzatore, avendo deciso di fare qualche ultimo scatto al paesaggio durante rientro. Tutto il resto dell’attrezzatura era ben chiuso nello zaino che avevo in spalla. Anche quando rientro ho con il tempo imparato la lezione: la reflex resta operativa fino a quando non salgo in macchina, altrimenti poi mi ritrovo a rimpiangere di aver perso alcune immagini. Improvvisamente salta sul sentiero questa lepre, ad un centinaio di metri di distanza almeno o forse più. Penso: “sono fregato, con il grandangolo la vedo solo come un puntino lontano”.

La guardo per quasi un minuto tanto per godermela ad occhio nudo, lei mi fissa continuamente mentre mangiucchia qualcosa tra i sassi sul sentiero. Intanto che aspetto mi viene in mente una cosa che ho letto un paio di anni fa sul sito di un fotografo naturalista svedese. Ci ero finito alla ricerca di informazioni tecniche su un obiettivo, ma finii con il leggere anche una cosa curiosa, che mi fece quasi sorridere. Questo signore di cui non ricordo il nome, sosteneva come con cervi, camosci, renne e altri animali, utilizzasse un metodo tanto semplice quanto efficace per fotografarli da vicino, senza avere obiettivi a lunghissima focale. Diceva che mettendosi a quattro zampe, e ovviamente nel caso in cui non arrivasse l’odore conosciuto dell’uomo al loro olfatto, essi ci avrebbero scambiato per un animale. Questo aspetto avrebbe immediatamente diminuito la normale distanza di sicurezza che essi tengono dalla nostra specie, riducendola a quella che terrebbero con un altro animale. Inoltre diceva che guardando l’animale negli occhi, e sempre a quattro zampe facendo alcuni timidi passi indietro, avremmo dato ad esso l’impressione di avere paura, e questo avrebbe ridotto ulteriormente la soglia di sicurezza.

Penso tra me e me che è follia, che io ho davanti una lepre emiliana: ma poi in fondo cosa mi costa, mi chino e ci provo. Tanto per cambiare l’obiettivo devo togliermi lo zaino, aprirlo facendo rumore con le zip, cambiare l’obiettivo e richiudere tutto. Mi muovo con calma, e ci metto almeno 30 secondi. Con mia grande sorpresa, la lepre compie due o tre balzi verso di me e poi si ferma per un attimo. Poi ripete l’operazione e si riferma a considerarmi. Ha già dimezzato la distanza. Mi faccio coraggio e gli punto con calma il tele dritto addosso (D300 + 70-200 + Paraluce a corolla). Per esperienza con gli aironi o gli uccelli in generale, colgono un simile strumento come un fucile puntato, e appena lo vedono fuggono. Invece nulla, per lei sono solo un curioso animale, e il tele non la infastidisce per nulla. Evito solo di fare rumore, e faccio uno scatto ogni tanto per non spaventarla con il fracasso della raffica della D300. Si avvicina ancora con la stessa tecnica, ed arrivo fino ad averla a 25 metri: incredibile. Non avanza oltre, mi guarda curiosa ma non spaventata, e si ferma per una trentina di secondi.

Per queste ragioni la fotografia non è praticamente croppata, se non ai lati per avere un formato quadrato. Per questo ho potuto anche comporre la fotografia con relativa calma, includendo la casa in fondo al sentiero, studiando l’inquadratura. Probabilmente il fatto che io non sia certo un fotografo naturalista, mi ha portato a cercare qualcosa in più nella composizione, cercando come sempre di raccontare un piccola storia. Io stavo tornando verso casa, e così ho cercato di rendere naturale quel mio incontro casuale (la casetta in fondo non è casa mia).

Comunque sappiate che per quanto possa sembrare un metodo bizzarro, funziona: almeno con le lepri.

Località: Tre Olmi (MO)

 

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Roberto Carnevali nasce a Modena nel 1968, dove lavora e vive. Fotografo per passione, esplora il mondo dell’immagine nelle sue poliedriche forme. Ha una forte predilezione per il bianco e nero, attraverso il quale costruisce le proprie visioni e suggestioni. Ama raccontare le storie che gli stanno a cuore, predisponendo percorsi fotografici che portano lo spettatore a diretto contatto con emozioni e sensazioni.

Dal 2006 collabora con il portale di cultura fotografica MaxArtis come amministratore. Dal 2008 collabora con PhotoGem in qualità di direttore artistico. Nel 2009 ha realizzato l’arredo permanente della Biblioteca di Ingegneria “Enzo Ferrari” dell’università di Modena e Reggio Emilia. Dal 2010 è entrato a far parte del progetto “Eventi Live” che si occupa di foto-raccontare in tempo reale un qualsiasi tipo di evento. Organizza corsi di fotografia che conduce personalmente.

Le sue immagini sono state esposte in decine di mostre tra personali e collettive. Alcune sue immagini sono state utilizzate come copertine di importanti volumi. Sono altresì numerose le pubblicazioni su riviste tra cui FOTO Cult, Fotografia Reflex, Repubblica, Nadir Magazine, Il Rosso e il Nero. Profilo personale di Roberto Carnevali su Facebook.

Link sito personale: Roberto Carnevali

 

 

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Lepre sulla via del ritornoultima modifica: 2010-11-12T13:58:00+01:00da bellefotoblog
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